FILOSOFAR DI GIARDINO IN GIARDINO

filosofia_in_giardinoIl giardino, con tutto le sue metafore ed i suoi simboli, è terreno fertile anche per le idee. Non diciamo spesso di coltivare delle idee? Al di là del gioco di parole, lo spazio della natura – da sempre – non è solo un luogo di ristoro per lo spirito e di contemplazione, ma anche palestra della mente, fonte e luogo di ispirazione. In questo singolare volume, l’altrettanto originale filosofo Damon Young ci ricorda l’influenza che il verde ha avuto su 11 grandi autori in una carrellata di ritratti che nascono da orti e giardini. Non sempre si tratta di una grande distesa arborea o di altrettanto estesi prati, in alcuni casi è sufficiente la vista di un bonsai in camera o di poche piante in vaso sul davanzale. Scopriamo così che Jane Austen immaginava i dialoghi dei suoi romanzi passeggiando nel giardino di Chawton Cottage, mentre Marcel Proust pensava alla sua Recherche guardando il bonsai nella sua camera foderata di sughero. Nel solitario romitaggio della sua stanza, Emily Dickinson scrisse molti versi ispirandosi al suo amato erbario. Jean-Paul Sartre fumava e rifletteva passeggiando all’aperto, la sua pipa amava passare tra piante e fiori, unendosi ai profumi della natura “fino alla nausea”. Senza saccenterie e con una scrittura sempre piacevole, Young ci regala un libro che dà ristoro nel momento stesso in cui lo si legge, è come fare una piacevole passeggiata tra i viali di altrettanti capolavori, fino alla genesi delle idee elaborate da 11 grandi autori e autrici osservando parchi, giardini e piante da vaso. Diverso, da autore ad autore, è per la necessità che spinge la mente a creare in presenza di spazi verdi: desiderio di fuga dal mondo, ritirarsi in se stessi, lasciarsi ispirare dei sensi, desiderio di silenzio e tanti altri motivi palesi o reconditi. Leonard Woolf, per esempio, si dilettava a curare i meli, i susini e l’orto di Monk’s House, la residenza di campagna in cui si era trasferito. George Orwell, invece, su una solitaria isola delle Ebridi scozzesi coltivava un suo orticello su un terreno certo non facile. Dickinson profumava le sue poesie con dei mazzetti di fiori odorosi e allestiva un grande erbario dove dava spazio soprattutto alle piante più umile, le dimenticate del mondo vegetale. Nietzsche amava riflettere sotto un suo albero pensatoio, un limone nell’incantevole scenario di Sorrento. L’elenco di bizzarri amanti della natura in funzione culturale abbraccia anche Jean-Jacques Rousseau, Voltaire, Nikos Kazantzakis. Fino a Jean-Paul Sartre, che odiava le piante, gli alberi e le passeggiate ma pare sia stato ispirato per il celebre romanzo “La noia” da un grande castagno di Le Havre. Un libro molto originale, consigliato sia a chi ha il pollice verde e ama la natura che ai bibliofili. In realtà cosa sono i libri se non giardini di parole?

Damon Young
“Filosofia in giardino”
Iacobelli editore
Pagg.192 – euro 16.00

Posted by on 10 maggio 2016. Filed under Senza categoria. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Responses are currently closed, but you can trackback from your own site.